Domenico Pellegrino realizza la latta da collezione Di Stefano

Domenico Pellegrino realizza la latta da collezione Di Stefano

Sono le luci delle feste patronali – le luminarie – il linguaggio scelto da Domenico Pellegrino per raccontare il suo tempo e per auspicare un incontro tra persone “lontane” per idee, generazione e stili di vita che solo le celebrazioni cittadine riescono ad avvicinare facendole ritrovare, tutte in piazza, le une accanto alle altre, senza barriere reali o virtuali.

Attraverso le sue luminarie, Pellegrino tratteggia i contorni di un uomo che più di ogni altro rappresenta l’ingegno, la mentalità libera ed eclettica e la capacità di valorizzare e integrare le diversità tipiche della storia della Sicilia: Federico II di Svevia. Così, la latta da collezione rievoca la luminosa essenza dello “Stupor Mundi” rifacendosi all’iconografia araldica e regale classica, disegnando sul coperchio dal fondo rosso, un leone antropomorfo passante dai contorni dorati con la zampa anteriore destra alzata, e lungo i lati, su un fondo verde, la corona imperiale.

«Mi sono ispirato alla figura e alla corte di Federico II di Svevia – racconta Pellegrino – perché trovo attuale la sua visione del mondo e il suo progetto di rivoluzione culturale. Il soggetto che ho scelto per la latta è la trasposizione di una mia opera in luminaria che è mia intenzione esporre presso il Palazzo dei Normanni di Palermo per renderla fruibile al pubblico. Federico II di Svevia è stato il primo re a parlare d’inclusione e unione di popoli e culture diverse (temi a me molto cari) com’è testimoniato nei mosaici della Cappella Palatina e della Sala di Ruggero dove, tra le altre rappresentazioni, troviamo il leone antropomorfo passante realizzato con tessere in oro zecchino provenienti da Bisanzio simbolo della luce divina e tessere rosse simbolo della regalità. Mi sono rifatto a un Re perché volevo che questa latta fosse concepita come un dono regale carico di simboli e significati positivi legati alla cultura e alla pace tra i popoli».

Domenico Pellegrino realizza la lata da collezione per Di Stefano

“Stupor Mundi”: Federico di Svevia e l’arte di Domenico Pellegrino

I lavori di Domenico Pellegrino sono contraddistinti da una rilettura in chiave pop folk di miti antichi, personaggi storici e supereroi contemporanei di cui la latta “Stupor Mundi” è una chiara sintesi. L’artista crea un continuo scambio dialettico tra segno e senso che sfocia in un climax ascendente in cui chi non si lascia abbagliare o ammaliare dalle luci delle luminarie si avventura nell’oltre della storia e della leggenda e nell’oltre dello stesso linguaggio visivo scelto dall’artista.

Sono l’amore per la Sicilia e la voglia di riunire sotto la bandiera del bello e del buono quante più persone possibili ad accomunare noi e Domenico Pellegrino, come già accaduto per lo scorso natale. Entrambi – ciascuno nel proprio settore – attingiamo alla storia e alla tradizione per darne una lettura contemporanea e sfatare/sfidare luoghi comuni e vecchi retaggi culturali.

Che Pellegrino abbia scelto proprio la figura di Federico II di Svevia è emblematico del rapporto che abbiamo con la nostra isola di cui lo “Stupor Mundi” s’innamorò al punto da decidere di vivere qui e di trasformarla nella capitale culturale del Mediterraneo e del suo Regno.

Federico II di Svevia, forse più di noi siciliani autoctoni, spinto dal suo istinto da forestiero, aveva sentito la duplice natura di questa terra dove logos e pathos la fanno da padroni e ne determinano le alterne sorti. E anche noi guardiamo alla nostra Sicilia con la sua stessa fascinazione e visione che abbiamo inconsciamente ereditato e che proviamo a portare avanti a nostro modo.

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